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domenica 10 febbraio 2013

Cronache di un viaggio in metro #2 - Lucilla e Stefania s'ammazzano per un piede


Vi ricordate il mio vecchio articolo (scritto esattamente un anno fa!) dove in metropolitana si parlava degli italiani come un popolo di poeti, navigatori e ladri? 
Se non ve lo ricordate potete cliccare a queste coordinate per leggerlo.
Beh, oggi ne scrivo il continuo spirituale. 

Salgo sul vagone della metro praticamente deserto.
'Sta ragazzina qua, che avrà avuto sedici, diciassette anni, l'era proprio carina. Però non era il mio genere. Quindi, dato che non ho voglia di descrivervela, immaginatevela come una ragazza decisamente da muovere ma diametralmente opposta a quella che vi piace da anni (e con cui non avete una mezza possibilità di successo). 
Lei, che da adesso in poi chiameremo Stefania, era comodamente seduta sul sedile con l'iPhone in mano (in abbonamento, ché tutti vogliono l'iPhone ma nessuno c'ha i soldi per permetterselo), col quale di sicuro scriveva al tipello di Mirafiori Sud. 
Piccolo inciso: la cover dell'iPhone era davvero inguardabile. Tipo quelle floreali vendute dai vucumprà. 

Davanti a lei c'era un altro posto a sedere.
In realtà sarebbe dovuto essere libero, se non ci fosse stato il suo piede destro ad occuparlo. [...]

domenica 12 febbraio 2012

Cronache di un viaggio in metro - Perché mica puoi sempre annoiarti

Pensavo che, in metro, non ci fosse proprio nulla di interessante. Niente, zero, che rimani tutto il tempo coll'android in mano (se siete figli di papà avete l'aifon) a scartabellare su internet, ad aprire il browser e a dire"ma che cazz' sto leggendo". Oppure a divertirti con quei giochetti-fiesta, (perché non ci vedi più dalla fame), ti fai la partitina, perdi.

E invece no.

Incontri un signore di sessant'anni, che non solo chiede a quale fermata siete, ma inizia a parlare alla signora di fronte a lui. E io amo le persone che ti parlano senza neanche conoscerti. Hanno un coraggio mica da poco.

"Sono venuto qui per mio figlio, io abito a Milano." Volevamo saperlo.
"questa metro è una delle più avanzate al mondo! Costruita da mani italiane, è un orgoglio" Ora avete capito dove abito.
"In Italia ci sono moltissimi geni, siamo un popolo di cantanti, poeti e navigatori" Perdiamo colpi sul fronte dei cantanti e dei navigatori. Ma che volete, ha sessant'anni. Non ha mai ascoltato Marco Carta.
"Siamo noi che abbiamo portato la musica Lirica in giro per il mondo! Noi abbiamo Caruso! Lei, signora, sa chi è Caruso?" la donna fa sì col capo, ché mica è ignorante, lei.
"Abbiamo Dante, ha scritto la Divina Commedia... Dante è secondo solo a Omero!" Boh sì, diciamo che ha ragione. Ma Dante mi rimane antipatico.
"L'Italia è rovinata da tutte le persone... - Signora, si avvicini, non vorrei che i presenti si scandalizzassero - da tutte le persone scorrette... Siamo un popolo di corrotti! Non si arrabbi, qualcuno potrebbe sentirsi insultato, ma è così" Se ve lo state chiedendo, l'ha fatta proprio avvicinare. Anzi, si è avvicinato lui.
"Il mondo è rovinato da gente del genere, siamo governati da corrotti, ed è colpa nostra! Perché Berlusconi è stato 17 anni in carica per colpa nostra" Vi ricordo che siamo partiti da questa frase:"sono venuto qui per mio figlio."
Un signore seduto vicino a me prova anche a fermarlo, dicendo "siamo un popolo di rompipalle".
Ma l'eroe non si ferma, e risponde con serietà "Sì, siamo pure un popolo di rompipalle! E' vero!" Non credo abbia afferrato la sottile ironia. 

Infine, il nostro nuovo amico nota di essere alla sua fermata. Prima però chiude il discorso con stile: "Siamo un popolo senza un briciolo di dignità". Esce dalla metro. Continua a parlare da solo. Un mito.

E poco importa se avesse i risultati della Serie A in tasca, e il portachiavi del PD al collo (ché tutti hanno i loro difetti). Questi discorsi, iniziati senza un capo, improvvisamente hanno trovato un corpo ed una coda. Idilliaci.

Il nostro eroe ha trasformato la mia giornata da così a così (per rimanere in tema di biscotti e merendine). E, ve lo giuro, sono arrivato al capolinea col sorriso sulle labbra, felice. Perché una speranza, se esistesse altra gente "rompipalle" come lui , l'Italia ce l'avrebbe ancora (forse).