Vi ricordate il mio vecchio articolo (scritto esattamente un anno fa!) dove in metropolitana si parlava degli italiani come un popolo di poeti, navigatori e ladri?
Se non ve lo ricordate potete cliccare a queste coordinate per leggerlo.
Beh, oggi ne scrivo il continuo spirituale.
Salgo sul vagone della metro praticamente deserto.
'Sta ragazzina qua, che avrà avuto sedici, diciassette anni, l'era proprio carina. Però non era il mio genere. Quindi, dato che non ho voglia di descrivervela, immaginatevela come una ragazza decisamente da muovere ma diametralmente opposta a quella che vi piace da anni (e con cui non avete una mezza possibilità di successo).
Lei, che da adesso in poi chiameremo Stefania, era comodamente seduta sul sedile con l'iPhone in mano (in abbonamento, ché tutti vogliono l'iPhone ma nessuno c'ha i soldi per permetterselo), col quale di sicuro scriveva al tipello di Mirafiori Sud.
Piccolo inciso: la cover dell'iPhone era davvero inguardabile. Tipo quelle floreali vendute dai vucumprà.
Davanti a lei c'era un altro posto a sedere.
In realtà sarebbe dovuto essere libero, se non ci fosse stato il suo piede destro ad occuparlo. [...]
