Questa
rubrica è una delle prime ad esser state pubblicate su Cereali di Frutta.
E’ iniziata dal vecchio del PD che ci illuminava sulla situazione (corrotta)
italiana. Quasi due anni fa.
Poi è stata la volta di Lucilla, Stefania e il piede ingombrante.
(Se non sapete di cosa sto parlando, andate a recuperare questi post)
Oggi, signori e signore, si conclude la trilogia.
Quello che
mi è successo l’altro giorno in pullman, in soli cinque minuti, ha
dell’incredibile.
E non importa se non ero in metro, perché qui i titoli dei post li decido io.
Cronache di un Viaggio in Metro: Volume tre.
Salgo sul pullman sotto casa.
Neanche il tempo di salire che già sento l’autista (lo chiameremo Guido)
lamentarsi con un altro autista (anche lui di nome Guido): parla di sindacati,
sindacalisti, di autisti vecchi liquidati per far spazio a quelli nuovi.
Un gran
casino.
Il pullman è praticamente deserto: in prima fila c’è, ovviamente, la
scassamaroni, quella che cerca ogni volta di chiacchierare insistentemente con Guido.
Gli altri passeggeri del pullman sono solo tre:
una signora (che chiameremo Giuditta), un anziano alla mia destra
(lui, invece, Enrico) e un’altra persona, in fondo. Senza nome perché non ci serve.
Io sto cercando delicatamente di origliare la discussione di Guido farmi i
fatti miei, quando il pullman si ferma. Siamo in coda. Sono le cinque di
pomeriggio.
Fottuta ora
di punta.
Enrico inizia a sbuffare, è visibilmente infastidito da quella moltitudine di
auto.
Ma oh, dato che deve perdere tempo, inizia a parlare: “Eh, questa coda… dai, che devo arrivare a casa”.
Ma oh, dato che deve perdere tempo, inizia a parlare: “Eh, questa coda… dai, che devo arrivare a casa”.
Enrico è il tipico signorotto annoiato dalla vita: non sa che fare, quindi,
gira per Torino e cintura.
Così, random.
